Le cattedrali risorte da Assisi a Lisbona

Nei luoghi sacri d’Europa riedificati dopo incendi, bombardamenti e terremoti

di Ida Bini

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la cattedrale di Lisbona, santa Maria Maior o Sé de Lisboa

ASSISI – “Ricostruiremo Notre-Dame entro 5 anni ancora più bella. Ce la possiamo fare”. E’ l’annuncio commosso del presidente francese Emmanuel Macron all’indomani dell’incendio che ha devastato la cattedrale parigina. Spento il rogo, è partita subito la solidarietà di miliardari, delle istituzioni pubbliche e private, del Vaticano e di celebrities che hanno messo a disposizione i primi fondi per la ricostruzione. La sindaca di Parigi, Anne Hidalgo, ha invocato una conferenza mondiale dei donatori mentre l’Unesco ha offerto una sua perizia con esperti in monumenti danneggiati.

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Se la stessa cattedrale di Notre-Dame ha subito nei secoli numerose ristrutturazioni e rifacimenti, in Europa sono tantissimi i luoghi sacri che hanno subito devastazioni, bombardamenti, crolli e distruzioni e che sono state ricostruite, esattamente com’erano. O quasi. “Di fronte alle grandi catastrofi bisogna avere il coraggio di negarle e rifare uguale a prima”, spiega il critico d’arte Philippe Daverio, “ma non è sempre necessario tenere la testimonianza; si può rifarla uguale con adeguamenti tecnologici. Come abbiamo fatto ad Assisi, se possibile”. Le tecniche di restauro e i materiali sono sempre più all’avanguardia e i modelli del passato a cui guardare sono davvero tanti. Nella basilica di san Francesco ad Assisi, appunto, ci furono vittime e ingenti danni a causa della scossa di terremoto del 26 settembre 1997 che fece crollare la volta in due punti e sbriciolò 130 metri quadrati di affreschi medievali, tra cui il san Girolamo di Giotto e i Quattro evangelisti di Cimabue. La basilica rimase chiusa per due anni, esattamente fino al 29 novembre 1999, per i lavori di restauro che seguirono la tecnica di anastilòsi con la quale si rimisero insieme, frammento per frammento, i pezzi originali della costruzione andata distrutta. Dopo la riapertura, nel 2001 vennero ricollocate otto statue e nel 2002 una vela di san Girolamo; solo nel 2006 vennero riposte le vele di san Matteo e del cielo stellato. Soprannominato “il cantiere dell’utopia” per l’impossibilità di recuperare tutti i frammenti dei mosaici, vi lavorarono decine e decine di esperti restauratori. Ma il risultato è stato comunque apprezzato da tutti: i critici d’arte, la Chiesa, i frati e soprattutto i fedeli.

Nel 1966 un gigantesco incendio, causato dalla caduta di un fulmine, distrusse parte della cattedrale gotica di León, in Spagna. Il fuoco devastò il tetto ligneo dell’edificio, proprio come è successo con la “foresta” di Notre-Dame, il meraviglioso tetto in legno della cattedrale parigina. In quell’occasione non venne usata l’acqua per spegnere l’incendio: gli idranti avrebbero appesantito la pietra porosa dell’edificio rischiandone il crollo. Lasciar ardere il tetto fu la scelta coraggiosa dell’architetto Andrés Seoane, che conosceva bene la chiesa e che preferì distruggere per poi ricostruire con una copertura in metallo nel 1967. In realtà la cattedrale aprì le porte ai fedeli già una settimana dopo il rogo e negli anni seguenti si pensò di consolidare l’intera struttura. Dal 2009 si stanno restaurando anche le preziose vetrate che dovrebbero essere rimesse al loro posto entro il 2020.

La cattedrale di santo Stefano a Vienna è un edificio monumentale, simbolo della città. Caratterizzata da un campanile, uno dei più alti del mondo, con una guglia medievale visibile da quasi ogni punto della città, fu fondata nel 1147 sulle rovine di due chiese precedenti e rielaborata in stile gotico tra i secoli XIV e XV. Scampata in parte alle devastazioni della seconda guerra mondiale grazie a un capitano che ignorò gli ordini di colpire la cattedrale, venne distrutta nel 1945 da una serie di incendi. Stephansdom venne ricostruita, soprattutto il tetto; riaprì il 26 aprile del 1952, anche se si dovette aspettare il 1957 per riavere la Pummerin, la nuova campana, fusa nel bronzo di quella vecchia.

Un altro incendio devastante distrusse nel 1666 uno dei monumenti più famosi del mondo: la cattedrale anglicana di Saint Paul di Londra. Ridotta in cenere, venne ricostruita nel 1708 da sir Christopher Wren, uno degli architetti più famosi del Regno Unito, su un progetto nuovo seguendo lo stile barocco e con una bellissima cupola che ancora oggi la contraddistingue. Da allora è sopravvissuta a diversi bombardamenti nazisti durante la seconda guerra mondiale, in particolare nel 1940 quando la cattedrale, annerita all’esterno dalle fiamme degli edifici che la attorniavano, restò intatta.

Dalla sua costruzione nel 1147 la cattedrale di Lisbona, santa Maria Maior o Sé de Lisboa, ha affrontato molti terremoti; il più catastrofico fu quello del 1755, quando tutta la città venne distrutta dal sisma e dagli incendi e dal maremoto che ne conseguirono. La cattedrale, rasa al suolo, venne ricostruita e restaurata ai primi del Novecento secondo diversi stili architettonici che oggi la contraddistinguono: romanico, barocco e gotico.

I bombardamenti dei conflitti mondiali distrussero in Germania molte cattedrali, tra cui quella di Colonia, costruita nel 1248 e dove si conservano i discutibili resti dei Re Magi. L’edificio venne colpito da 14 bombe esplosive e 70 incendiarie durante la Seconda guerra mondiale: crollarono le volte delle navate e la crociera e vennero distrutte l’organo e le vetrate del secolo XIX. Fortunatamente molti tesori d’arte sacra e le vetrate medievali erano già state nascoste all’inizio del conflitto per evitare saccheggi e distruzione, come d’altronde avevano già fatto le comunità ecclesiastiche in altre cattedrali europee. Le opere di restauro vennero completate nel 1956 e la cattedrale venne riaperta ai fedeli.

La Frauenkirche di Dresda, distrutta e bruciata dalle bombe delle forze alleate, venne inizialmente lasciata in rovine come memoria della devastazione della guerra. La città tedesca, infatti, subì una brutale campagna di bombardamenti che causò non solo la distruzione della città, ma soprattutto la morte di decine di migliaia di persone. La chiesa luterana, tuttavia, non poteva restare così: dopo il crollo del muro di Berlino e in occasione del 45esimo anniversario della distruzione della città, si decise di ricostruire la chiesa. L’iniziativa, partita dai cittadini sotto l’impulso del musicista Ludwig Güttler, venne sovvenzionata con concerti, mostre, donazioni private e l’istituzione di una fondazione: così entro il 1994 si sgombrarono le macerie, nel 1996 venne completata la volta della cripta e nel 2002 la struttura venne assemblata con gli elementi repertati per renderla il più vicino all’originale possibile, anche grazie alla documentazioni dell’epoca. La croce dorata che sovrasta la cupola, infine, venne donata dagli inglesi in segno di riconciliazione. La chiesa riaprì il 30 ottobre 2005.

Tornando in Francia, un’altra vittima illustre della guerra fu la cattedrale di Reims, distrutta dalle bombe durante il primo conflitto mondiale. Costruita nel 1221 era uno dei più alti esempi di arte gotica in Europa; qui, fino al 1825 vennero incoronati tutti i re di Francia. Le bombe del 29 settembre del 1914 distrussero il tetto, il soffitto a volte e le vetrate che andarono in frantumi. Fu la famiglia Rockfeller a voler cominciare la ricostruzione con finanziamenti consistenti; i lavori di restauro terminarono il 14 luglio del 1938 con una cerimonia solenne. Fu poi qui nel 1962 che il presidente francese Charles de Gaulle e quello tedesco Konrad Adenauer vollero riconciliare definitivamente i due Paesi 17 anni dopo l’ultimo conflitto mondiale. Il restauro è stato possibile, anzi è stato doveroso per la comunità ecclesiastica, per la città, per i fedeli e per l’alto significato simbolico che ha ogni ricostruzione.

Fonte: Ansa

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