Il piano di Salvini per l’Europa

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Le elezioni europee del 26 maggio si avvicinano. E per Matteo Salvini, uno dei leader del blocco sovranistasi prospetta una campagna elettorale difficile e soprattutto impegnativa. La Lega sa che può giocarsi tutto con queste elezioni. E non può commettere errori, né può mostrare tentennamenti. L’idea dei sovranisti europei è di diventare la terza forza dell’Europarlamento: ma occorrono numeri, sigle e soprattutto un programma. Ed è sulla piattaforma comune che stanno lavorando negli uffici di via Bellerio.

A rivelare il piano del Carroccio è l’eurodeputato Marco Zanni all’AdnKronos, secondo il quale l’obiettivo è quello di puntare a “130-140 eletti dai partiti della rete sovranista in Ue, che si uniranno sotto le insegne della nuova Alliance of european people and nations’ (Aepn)”. Sarà questo, molto probabilmente, il no,e della grande coalizione con cui Salvini e altri leader sovranisti proveranno a entrare in massa nell’Europarlamento ma soprattutto a imporsi come terza (se non seconda) forza dopo il Partito popolare europeo. Tentando quindi la strada della rottura dell’accordo fra Ppe e socialdemocratici.

“Noi vogliamo infatti una nuova Europa che sia di coordinamento tra nazioni con pari diritti, con la loro sovranità e i loro popoli” perché “non deve prevalere la cosiddetta sovranità europea, che è una chimera che vogliono solo Prodi, Monti e Draghi. La supremazia delle Costituzioni nazionali sui Trattati è un punto fondamentale”, spiega Zanni. Ed è quindi su queste linee guida che si concentrerà il programma della Lega e dei partiti che vorranno unirsi alla piattaforma.

“Prevediamo di raccogliere, di giorno in giorno, l’adesione di altri partiti europei; dentro ci saranno tanti, a partire dal Rassemblement National di Marine Le Pen, dall’Fpo di Strache, dai tedeschi di Afd e poi gli altri: guardando fino a Vox in Spagna e agli olandesi di Forum for democracy”, ha continuato il responsabile Esteri della Lega. E si parla di un tour europeo del leader della Lega.

Naturalmente non è un percorso semplice. Perché si tratta di unire partiti che, avendo l’interesse nazionale come primo punto dell’agenda, non hanno programmi del tutto comuni. L’AfD ad esempio ha più volte criticato i partiti sovranisti e populisti mediterranei per provare a sfidare le rigide regole europee sul bilancio pubblico, mentre l’Austria ha dimostrato di avere una linea dura sul fronte migranti che ha avuto come “vittima” anche l’Italia. Ma l’obiettivo principale di queste forze sembra essere quello di trovare il maggior numero di punti in comune: e la critica a questa Unione europea è sicuramente un denominatore comune che può permettere di creare quantomeno una piattaforma elettorale.

Di qui le prossime mosse saranno decisive. E in questo senso, sarà particolare capire anche come si muoveranno i rapporti con il Ppe e in particolare con Viktor Orban, fresco di sospensione concordata. Nei giorni scorsi, a RepubblicaManfred Weber, candidato dei popolari alla guida della prossima Commissione Ue, ha detto di escludere qualsiasi alleanza con Salvini, Marine Le Pen o il polacco Jarosław Kaczynski. Lo Spitzenkandidat popolare è stato netto sull’escludere accordi con i sovranisti per qualsiasi carica in Europa. Ma la partita sembra essere molto complessa.

Fonte: occhidellaguerra

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