Globalizzazione e odio delle élite. Perché l’estremismo dilaga

di 

LAPRESSE_20190316154118_28768489_1200x700

Le violenze dei casseur a Parigi mostrano l’immagine più dura di quello che è avvenuto in questi mesi in Francia. Non erano i gilet gialli. O comunque, non erano solo loro. C’era dell’altro. C’erano infiltrati, violenti, teppisti  e veri e propri vandali che hanno messo a ferro e fuoco le vie del centro della capitale. Scene di guerriglia urbana che hanno scandito la quotidianità della capitale francese, che ormai sembra quasi essere abituata a un fenomeno che Emmanuel Macron e il suo governo non appaiono in grado di risolvere. La violenza fa parte del sistema francese. E sembra quasi normale che, ogni sabato, qualcuno decida di devastare le vie del centro.

Ma gli scontri fra casseur e polizia e i saccheggi di queste settimane sono soltanto un esempio. In realtà la Francia vive da anni una situazione di malcontento profondo, di violenza strisciante che esplode periodicamente nelle periferie delle grandi città e che adesso, per alcuni mesi, ha paralizzato non solo Parigi ma anche la vita delle province. Quelle che sembrano distanti anni luce dalle politiche dell’Eliseo. E che con i gilet gialli sono tornate a prendere voce.

La Francia però non è sola. Perché quello che sta avvenendo Oltralpe non è altro che l’immagine più eloquente di un fenomeno che sta colpendo tutto il continente e che le élite, i vertici dei Paesi europei e dell’Unione europea, non sembrano assolutamente in grado di comprendere.

Lo registrano, come fosse un dato di cui tenere comunque conto. Ma non sono in grado né di gestirlo né di affrontarlo se non con una repressione che tende a essere in ogni caso una soluzione-tampone. E come loro, non lo fanno neanche i leader mondiali che si ritrovano a dover fare i conti con un altro tipo di estremismo, quello ancora peggiore legato al terrorismo.

Lo ha spiegato il sociologo Amitai Etzioni a La Stampa. Il fondatore del comunitarismo, parlando dell’aumento del fenomeno dell’estremismo, spiega che “larghe fasce della popolazione sono frustrate dalla globalizzazione e disprezzate dalle élite” e che un fenomeno così inquietante come il suprematismo, nasce dalla “rabbia sociale”.

“Larghe fasce della popolazione sono frustrate perché si sentono minacciate dalla globalizzazione sul piano economico, dalle migrazioni su quello identitario e dalle élite snob che le considerano ignoranti e deplorevoli. Si sentono abbandonate, disprezzate ed escluse”.

E questo crea non solo il risentimento verso le comunità immigrate, ma anche verso tutto ciò che rappresentano i partiti tradizionali e i governi. Anche i fenomeni più duri e violenti nascono quindi dalla ribellione verso le élite. “Le cause sono le migrazioni, la globalizzazione, il lavoro che si sposta verso altri Paesi, e il rispetto. Ognuno vuole almeno essere rispettato come persona, anche se è povero o non ha un ruolo importante. Negli Usa invece li chiamiamo ‘white trash’, la spazzatura bianca, ignorante e violenta. Chi vorrebbe essere trattato così?”, si domanda il sociologo.

E questa incapacità dei vertici di controllare i nuovi fenomeni che mettono in dubbio la tenuta di sistemi sociali e politici di lungo corso, ora diventa ogni anno più evidente. La questione è particolarmente importante perché mette a nudo un problema irrisolto del nostro sistema occidentale: nessuno è in grado di controllare la violenza. E il rifiuto di comprendere la frustrazione di larghe fasce della popolazione ha fatto sì che esplodessero sentimenti di rabbia e violenza che non sono mai stati considerati come minacce reali alla tenuta degli Stati.

Il fatto di avere per decenni dimenticato le parti profonde dei Paesi, ritenendo che potessero essere accolti come del tutto normali alcuni cambiamenti epocali, ha creato laboratori di violenza che sono pronti a dilagare in fenomeni estremisti. A volte diventa pura violenza di strada, come a Parigi, ma altre volte può convergere con la follia di assassini e attivare menti criminali. Ma finché non si darà definitivamente ascolto a quella parte profonda del Paese, provando a capirne le frustrazioni senza per questo condividerne gli scopi, allora il rischio è che questi fenomeni non siano mai del tutto risolti.

Fonte: occhidellaguerra

Annunci