Emmanuel Macron frega l’Italia: ci scippa il petrolio libico e ci fa invadere dagli immigrati

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Chi, in particolare da sinistra, ha eletto Emmanuel Macron a nuovo totem, forse farebbe bene a prendere in considerazione come il presidente voglia gestire l’emergenza-immigrazione. O meglio, non gestire. Già, il piano dell’Eliseo è chiaro: alla Francia la Libia e il petrolio, a noi l’invasione. Macron, infatti, ha ricevuto in Francia i grandi rivali libici, il generale Khalifa Haftar – signore della Cirenaica – e il premier Hafez Al Serraj, l’irrilevante pedina sulla quale il governo Renzi ha scommesso. Un incontro di cui l’Italia era all’oscuro, dietro al quale c’è l’ultimo tentativo francese di fregarci petrolio e gas libici (proprio come ai tempi di Nicolas Sarkozy e della guerra a Gheddafi).

Un incontro che, come ricorda Il Giornale, va inquadrato considerando tre elementi. Il primo, la riapertura a giugno del pozzo di Sharara gestito da Total francese, Repsol spagnola, Omv austriaca e Statoil norvegese, ovvero quattro concorrenti della nostra Eni. Il secondo, il ritorno – annunciato da Mustafa Sanalla, capo della National Oil Company e boss incontrastato del greggio libico – a una produzione di oltre un milione di barili di greggio al giorno. Il terzo e più dannoso per l’Italia: a marzo Serraj non esitò ad allearsi con le milizie jihadiste di Bengasi per strappare ad Haftar i terminali di Sidra e Ras Lanuf. Ma non prese in considerazione un particolare fondamentale. Haftar, su imbeccata della Francia che da oltre un anno gli garantisce l’appoggio delle sue forze speciali, aveva già concordato con la Noc di Sanalla la suddivisione dei proventi incassati da quei terminali. In buona sostanza, Haftar e i suoi alleati – con la Francia in testa – hanno la fiducia del boss del petrolio libico mentre noi italiani, tramite Serraj, perdiamo credibilità e affari.

Si capisce come, se queste sono le premesse dell’incontro, la questione-immigrazione semplicemente non è all’ordine del giorno, se non per finta, per questioni di facciata. Macron, dunque, rafforza l’asse tra Parigi e Tripoli mentre l’invasione prosegue, incessante, sulle nostre coste. Le prime raggiungibili, dalla Libia.

@Fonte: Libero

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