Italia, impossibile salvarla se non rinuncia all’unità nazionale

di Fabrizio Dal Col

Scritto il 28 Giu 2012

giuseppe-verdiIn Italia la politica, ovvero l’arte di saper costruire con lungimiranza un modello di Stato in grado di soddisfare le esigenze di un popolo, non esiste più da più di trent’anni. Quando sento parlare i leader di partito o quella sorta di “registratori” umani meglio forse definibili con l’appellativo di “pappagalli” mi vien da piangere, figuriamoci quando si mettono a descrivere l’importanza della propria forza politica e del loro relativo progetto politico, allora li mi vien l’orticaria.

Nessun partito in Italia a tutt’oggi ha un vero e proprio progetto politico, sono solo una accozzaglia di simboli elettorali a cui si aggregano pseudo politici che altro non fanno se non dedicarsi esclusivamente alla ordinaria amministrazione e ai propri intrighi. Sono assolutamente ridicoli quando si mettono d’impegno per far intendere ai Cittadini che la vera politica sia l’amministrare, in quanto amministrando bene si realizzerebbero le tanto ostentate e false scelte politiche che, l’intera partitocrazia, si ostina invece a spacciare per progetto politico. E’ del tutto normale che un Cittadino eletto nelle istituzioni locali venga definito come un amministratore, infatti sappiamo che nessun ente locale ha la piena podestà legislativa ed impositiva. Non è invece affatto normale che il parlamento italiano, possedendo la totale podestà legiferante, finanziaria e politica, si limiti esclusivamente alla ordinaria amministrazione, spacciata dalla maggioranza dei partiti come progetto politico. Ciò di cui prioritariamente negli ultimi trent’anni si sarebbero dovute invece occupare le due Camere era la modifica della forma dello stato e non quella di governo, a cui invece i partiti nel corso degli anni si sono esclusivamente dedicati. Tant’è, alla lunga i nodi son venuti al pettine e la crisi ha definitivamente denudato tutti i limiti del modello di Stato unitario italiano, limiti a cui la politica non ha mai voluto o saputo dare risposte concrete, anzi li ha volutamente trascurati perché minavano il principio dell’unità dello stato e l’esistenza stessa dei partiti come li abbiamo conosciuti.

Detto questo e, se stiamo a guardare alla cruda realtà, appare evidente come la crisi economica abbia enfatizzato ed evidenziato il fallimento politico di un considerevole numero di Stati Europei. Chissà perché mai solo oggi si scopre che i modelli centralisti e unitari degli Stati basati su Repubbliche parlamentari come la Grecia, il Portogallo, l’Irlanda e l’Italia sono a vario titolo irriformabili. La stessa Francia oggi è costretta a fare i conti con il suo modello di Stato Unitario a Repubblica parlamentare Costituzionale “indivisibile”, che in mancanza di riforme immediate, volte a ridisegnare la propria sostanza, finirà con l’essere anch’essa classificata come irriformabile. E pure  la Spagna, basata su una monarchia ereditaria parlamentare, dovrà forzatamente, per analoghi motivi, riformare la sua forma di Stato.

Questi modelli  unitari partecipanti all’Unione Europea denominatii Pigs fintanto che non modificheranno il loro modello di Stato, non potranno mai permettere la nascita e la costituzione di una Europa politica e tanto meno la sopravvivenza della moneta unica. Proprio su questo fronte la Merkel ha più volte sostenuto che, per procedere a realizzare una Europa politica necessita che la BCE possa modificare ed approvare con l’imposizione i bilanci degli Stati in questione. Se l’Italia deciderà di fare la sua parte, come di conseguenza dovranno fare la loro il resto degli altri Stati unitari, dovrà rinunciare alla propria sovranità popolare e alla sua Unità Nazionale. Se si dovesse arrivare a tutto ciò, cosa che personalmente ritengo difficile ma che potrebbe comunque accadere, allora sarà anche il momento di farla finita una volta per tutte con il predicozzo e la retorica dell’Unità del Paese e sfruttare, prima che sia troppo tardi, la vulnerabilità causata dalla rinuncia della sovranità popolare dell’Italia per rivendicare l’Indipendenza e per non finire sudditi di uno Stato ancora da costituirsi.

logtwitt@FabrizioDalCol

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