Immigrazione, da Tallinn tante parole ma nessun fatto concreto

Di Alberto Maggi

Migranti, l’Ue abbandona l’Italia

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‘Parole, parole, parole’ cantava Mina. Ed è esattamente quanto accaduto, per l’ennesima volta, sull’emergenza immigrazione. Al termine di una mattinata di discussione a Tallinn, capitale dell’Estonia, i ministri dell’Interno dell’Unione europea hanno sottolineato in una dichiarazione congiunta che “la situazione nel Mediterraneo centrale e la risultante pressione sull’Italia è una grande preoccupazione per tutti gli Stati”. Molto bene, e nei fatti? Zero assoluto. Il governo italiano e il ministro Minniti non hanno portato a casa nessun risultato. Gli altri paesi europei, Germania in testa, hanno detto no all’apertura dei loro porti. Niente da fare anche per i ricollocamenti, ovvero la distribuzione dei migranti in tutto il Vecchio Continente.

Nonostante le parole di circostanza, l’Italia è assolutamente isolata. Questa volta non solo soltanto i paesi dell’Est a fare muro, ma il no alle richieste di Roma è arrivato tanto dell'”amico” Macron quanto da Berlino e Madrid. La Commissione e il Consiglio Ue non hanno potuto far altro che prendere atto e promettere maggior impegno al fianco dell’Italia. Ma, come detto, solo parole. Il problema resta sempre lo stesso: gli altri stati Ue sono pronti ad accogliere chi scappa dalla guerra, ovvero solo chi arriva dalla Siria e dall’Eritrea, ma la stragrande maggioranza di chi sbarca in Italia non proviene da paesi dove ci sono conflitti. E quindi sono destinati a restare tutti nel nostro Paese.

Migranti, Minniti: “Sostegno Paesi Ue su Libia, Ong e rimpatri”

L’Italia ha ottenuto il sostegno “quasi unanime” degli altri Paesi Ue sui punti delineati dalla dichiarazione congiunta sui migranti con Francia e Germania e sul piano d’azione della Commissione europea, in particolare su Libia, codice di condotta per le Ong e rimpatri: lo ha riferito, al termine della discussione del Consiglio informale a Tallinn, il ministro dell’Interno, Marco Minniti. “C’e’ stato un riconoscimento delle questioni poste dall’Italia”, ha assicurato il titolare del Viminale, “il mio intervento per illustrare la situazione ha introdotto la discussione che e’ stata insolitamente lunga. C’e’ stata la quasi unanimita’ sull’attivita’ in Libia, sul codice di condotta per le Ong e sul rafforzamento dei rimpatri”.

In particolare, ha spiegato, i ministri Ue hanno dato il loro “pieno sostegno all’attivita’ per la Libia: ho sottolineato il divario rispetto a quanto fatto per la Turchia e tutti hanno riconosciuto che non e’ sostenibile”. Secondo Minniti, “l’intervento europeo sulla Libia non e’ finora stato particolarmente convincente per una ragione molto semplice: la strutturale instabilita’ del Paese. L’Italia ha obiettivamente svolto un ruolo e in questa riunione c’e’ stata la decisione di un investimento sulla possibilita’ di controllare i flussi in Libia. Occorre andare oltre i finanziamenti gia’ predisposti dalla Commissione, e prevedere anche il contributo dei singoli Stati, che si sono detti disponibili a intervenire”. Tali investimenti avranno tre diversi obiettivi, ha riepilogato il ministro: “Rafforzare la guardia costiera libica nel controllo delle acque territoriali, rafforzare la presenza dell’Oim e dell’Unhcr, controllare le frontiere meridionali della Libia. E’ una preoccupazione non solo italiana che le persone salvate dalla guardia costiera siano condotte in centri in cui vengono rispettati i diritti umani”. Quanto al codice di condotta per le Ong, Minniti ha ricordato che “senza pregiudizi, e’ pero’ necessaria una regolamentazione perche’ le navi delle Ong si coordinino con quelle di Frontex nell’attivita’ al largo delle coste libiche e con le autorita’ giudiziarie nell’ambito delle operazioni contro gli scafisti”. Il codice, ha assicurato, sara’ completato “in tempi rapidi e in coordinamento con la Commissione europea”. Infine, la politica dei rimpatri: il titolare del Viminale l’ha definita “questione cruciale”: verra’ sostenuta, ha spiegato “da una politica europea dei visti: i Paesi che non accolgono i rimpatri andranno incontro a restrizioni sui visti da parte dei paesi europei”.

fonte: Affaritaliani

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