Elezioni: per gli italiani saranno la “trappola mortale”

di Fabrizio Dal Col

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Dopo aver valutato la proposta del ministro, che ritiene le elezioni possibili con l’inizio del 2018, il Presidente della Repubblica Mattarella ha preso atto che bisogna andare al voto, e che l’inizio del 2018 è una ipotesi. Che siano contenti o meno, non appassiona certamente gli italiani, dato che a loro non interessa proprio un fico secco, anzi, queste elezioni le vedono come fumo negli occhi: votare e non poter scegliere, è l’ultima delle soluzioni politiche che non si sarebbero certo aspettati, ma oggi sono invece ben disposti a fargliela pagare.

Infatti, liste inutili, movimenti che nascono solo in Parlamento tra poche persone, liste civetta, simboli nuovi, sicuramente tante novità da questo punto di vista, peccato che queste novità siano solo dei contenitori costruiti ad hoc per riciclare tutti coloro che non avendo più fiducia negli ex partiti di appartenenza, preferiscono invece avere nelle sopra citate novità fasulle, la certezza della propria ricandidatura.

Intanto, i sondaggi già inflazionati per la loro moltitudine, ancor prima che prenda il via l’apertura della campagna elettorale, non sono stati fin qui convincenti a causa delle loro previsioni troppo ottimistiche. Nemmeno hanno saputo o voluto fare delle ipotesi di coalizioni un po’più attendibili, visto che sono stati inclusi partiti che ancora devono nascere, sui quali si sono però basati per redigere le intenzioni di voto. L’unica convinzione che pervade i cittadini in questi giorni che ci separano dal voto, è che queste elezioni non serviranno a niente, in quanto le facce di bronzo che non vorrebbero votare, sono invece costretti a votarle, e questo perché, grazie alla legge elettorale che non hanno voluto cambiare, come sempre saranno costretti a subire i candidati nominati dai partiti.

In sostanza, per gli italiani queste elezioni saranno la “trappola mortale”, solo che stavolta, diversamente da tutte le elezioni precedenti, hanno ben chiaro già adesso cosa rischierebbero e a cosa andrebbero in contro se andassero a votare i soli simboli di partito. Poi c’è il caso Renzi, che se decidesse di essere della partita nel cx, sarà inevitabile che vada a scompaginare ancora di più tutti i giochi, in quanto con la sua presenza in una lista, il frazionamento del voto sarà ancora più alto.

Alla luce di ciò, e nonostante i sondaggi prevedano il consenso maggiore per il non voto, la questione non è per niente facile da decifrare. In ogni caso, la frantumazione del voto farà la differenza, e per lo stesso motivo, la differenza la farà anche l’astensione, e ancora un’altra differenza sarà inevitabile la faccia il M5S, che nei sondaggi resta ancora il primo partito. La partita vera non sarà comunque vincere le elezioni, sarà invece quella di riuscire a guadagnare il maggior numero di voti assoluti e dato che l’astensione è in questo momento il primo partito, le ammucchiate e gli apparentamenti finiranno col fare il resto.

In tutto questo bailamme, ipotizzando la vittoria di una qualsiasi coalizione anche allargata, nessuno potrà poi contare di conseguire la maggioranza al Senato. Vieppiù una variabile indipendente a rendere ancora più instabile il futuro governo, infatti, nessuno potrà conseguire quella congrua legittimità popolare determinata dai voti assoluti. In sostanza, vincere le elezioni per governare un Paese con il 30 % del 65 % dei voti validi, aumentati poi dal premio di maggioranza, equivale a dire che quattro amici al bar decidono le sorti e il futuro di un intero popolo. Questa volta però i trucchi non potranno funzionare, come non serviranno a nulla le comparsate televisive, tanto meno potranno pensare che gli elettori possano ancora digerire il vecchiume politico, per cui non sarà nemmeno irrealistico immaginare un fiasco totale per i sondaggisti, mentre invece per gli elettori, sarà una vendetta contro lo schifo generale e il riscatto per aver evitato la “trappola mortale”.

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