L’Arco di Giano ritrova la sua facciata

Restauro con WMF e Amex. Scoperta epigrafe: era per Costantino

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ROMA – Sono bastate tre lettere, Cos, venute fuori dal marmo annerito per confermare ciò che gli archeologi sospettavano da tempo. E quello che per secoli è stato l’Arco di Giano in un colpo solo ha ritrovato la bellezza della sua facciata sul Tevere ed è tornato a essere, come nel IV d.C., l’arco onorario dedicato all’imperatore Costantino dai suoi figli.

Restauro Arco di Giano

Inizia così la prima tappa del restauro di uno dei gioielli superstiti del Foro Boario, quell’area affacciata sul fiume ai piedi del Palatino, che per secoli fu cuore di commerci in arrivo da tutto il Mediterraneo. E che ora ritrova parte della sua bellezza grazie al World Monuments Fund che con American Express ha donato 215 mila dollari (dopo essere già intervenuti al Foro Boario per i templi di Ercole Olivario e di Portuno), in aggiunta ai 100 mila euro già stanziati dalla Soprintendenza speciale archeologia, belle arti e paesaggio di Roma.

Restauro Arco di Giano

La strada per un restauro completo del monumento è ancora tutta da scrivere (i lavori sulla prima facciata termineranno a luglio), ma per ora, raccontano Maria Grazia Filetici e Mirella Serlorenzi, direttore del restauro e direttore scientifico, “si è potuto studiare lo stato di tutto l’arco sia dal punto di vista conservativo che strutturale, mappando tutte le 16 facciate”.

Restauro Arco di Giano

Unico arco onorario a pianta quadrata, un tempo ricco di 48 statue incastonate nelle nicchie, divenuto nel Medioevo fortezza per i Frangipane (come il Colosseo) e parzialmente interrato fino al 1827, è durante i lavori che il colosso ha mostrato quella scritta, Cos, incisa in un blocco della scala per l’attico. “E’ il primo mito da sfatare – dice la Serlorenzi – Non era un arco per Giano. Venne chiamato così da antiquari del Rinascimento” per via dei suoi quattro ingressi che ricordano la specularità delle due facce del Dio.

Restauro Arco di Giano

“Dai cataloghi regionali del IV secolo – dice – sapevamo che nell’area c’era un Arcus Divi Constantini. Quel marchio di cava oggi ci indica che era proprio questo”. I problemi da risolvere sono molti, dallo scorrimento delle acque dall’attico (“costruito come una strada, con i sanpietrini”) agli agenti atmosferici su cui si sta intervenendo con ultimissimi ritrovati biocompatibili o il furto nei secoli dei collegamenti in metallo tra i blocchi. Ma intanto si festeggia con una notte di Luce al Foro Boario (25 maggio) e con l’apertura eccezionale al pubblico per un Watch Day (26), tra laboratori, salite sui ponteggi e concerto.

Restauro Arco di Giano

A seguire, una settimana di visite gratuite su prenotazione e una nuova guida Electa (www.coopculture.it). La speranza del Soprintendente Francesco Prosperetti è ora di restituire l’Arco ai cittadini togliendo le cancellate che lo chiudono dall’attentato a S. Giorgio al Velabro del ’93. “Spero – dice – riprenda al più presto il dialogo con il Comune per un piano presentato già ai tempi del Commissario Tronca”, con un’apertura diurna presidiata.

fonte: Ansa

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