Zingales apre dibattito serio su uscita Italia dall’euro

di Daniele Chicca

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Con una rubrica creata appositamente sul Sole 24 Ore l’economista Luigi Zingales dell’università Booth di Chicago ha esortato economisti e commentatori seri a partecipare a un dibattito costruttivo sull’uscita dell’Italia dall’area euro, ipotizzando pro e contro di un ritorno alla lira.

Zingales vorrebbe che si discutesse seriamente, senza populismi e con ipotesi costruttive, della possibilità che l’Italia. Per esempio: è vero che svalutando si otterrebbero vantaggi? E come la mettiamo con i salari e l’iperinflazione derivante? Come verrebbe ristrutturato e denominato l’enorme debito pubblico se la terza economia dell’Eurozona dovesse tornare alla lira?

“Una nostra uscita unilaterale dall’euro – dice l’economista che si è anche lanciato in politica in un non lontano passato, con il movimento di centro destra liberista di Oscar Giannino – non è più un’ipotesi remota” e per questo è ora di smetterla con i tabù sui grandi media mainstream e di affrontarla seriamente.

Zingales ha chiesto l’intervento di economisti italiani e stranieri, un po’ come avvenuto dieci anni prima in seno alla Bce. Zingales cita il lavoro di Fratzscher e Stracca del 2009 dal titolo “Does It Pay to Have the Euro? Italy’s Politics and Financial Markets Under the Lira and the Euro”. “Perché oggi, dopo la crisi del 2011-2012, non si può riaprire quel dibattito?”

L’economista vuole che si faccia una considerazione approfondita dei costi e dei benefici, anche lungo termine, e per questo ha già lanciato l’appello al suo collega John Cochrane, tra i grandi sostenitori dell’euro. Sinora a rispondere sono stati solo accademici, imprenditori e funzionari filo europeisti, con un membro italiano della Bce che ci è rimasto pure male per l’iniziativa, criticando il giornale dei poteri forti per antonomasia (Il Sole 24 Ore è proprietà di Confindustria).

Secondo Ignazio Angeloni, membro del Cosiglio di vigilanza della Bce, “l’euro non è certo all’origine dei nostri mali” e stupisce vedere anche solo dibattere delle possibilità che l’Italia torni indietro. Secondo Lorenzo Codogno e Giampaolo Galli la questione è semplice: l’euro va bene ma va migliorata l’architettura dell’Europa.

Per Franco Debenedetti, imprenditore e politico, in passato come Zingales vicino al partito di Giannino Fare per Fermare il Declino, la questione è inversamente puramente politica. “Tutti crediamo nel «valore di un dibattito intelligente e costruttivo»; paghiamo pure il rituale (e un po’ ipocrita) tributo allo scopo non di «convincere i lettori in una direzione o nell’altra, ma di informarli». Purché non si pensi che la soluzione al problema dell’Italia nell’euro sia un teorema da dimostrare o un modello da validare”.

La questione secondo lui è interamente politica, ed è nella politica che deve trovare la sua soluzione. “C’è una battaglia di idee e di visioni, quella continentale e anglosassone. “C’è un bias ideologico: gli americani non hanno mai accettato che l’Europa potesse unirsi costituendo un’area economica più rilevante degli Usa. I vari Krugman, Sachs, Stiglitz, Feldstein, divergenti tra loro nelle analisi, sono uniti nelle critiche vivaci, a volte feroci, di ciò che l’Europa fa, o non fa. L’interesse geopolitico degli Usa a che l’Europa aiuti a stabilizzare la domanda aggregata a livello mondiale, e una diversa filosofia economica, aumentano la loro tendenza a far la lezione all’Europa”.

“Chi rifiuta l’ipotesi dell’uscita non difende lo status quo ma pensa che saranno superati gli errori compiuti durante la crisi per avviarsi a costruire un bilancio europeo e una politica europea pienamente legittimata sul piano democratico“.

Il vero problema di un dibattito come quello aperto finalmente sui quotidiani italiani è che non rimarrà mai puramente economico: parlare dei vantaggi e degli svantaggi che porta la moneta unica in Italia non può essere fatto con un’analisi effettuata esclusivamente sotto il profilo macroeconomico e finanziario del paese. La moneta unica resta una divisa “politica”, che con sé si porta i valori e il significato dell’Europa unita e forte.

fonte: wallstreetitalia

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