Aumento Iva? Per rilanciare l’Italia va azzerata

di Redazione Wall Street Italia

Di Michele Spallino

Sembra impossibile? Invece è facile. E’ sufficiente varare una legge in cui si abolisce totalmente l’IVA. Unica condizione, l’equivalente riduzione dei prezzi. Vuol dire che se le aziende vendono a 100 iva inclusa del 22%, sono obbligate, per almeno un anno, a vendere a 78.

Subito le cifre: l’Iva ad aliquota agevolata (10%) produce un gettito erariale pari a poco più di 20 miliardi di euro. L’Iva ad aliquota record (22%) produce un gettito pari a poco meno di 100 miliardi. In totale, dunque l’IVA contribuisce alle entrate statali per 125 miliardi scarsi.

Cosa succederebbe se la si abolisse? Apriti cielo, vi sarebbe un maggior deficit di 125 miliardi? Sorpresona: ci sarebbe un aumento del PIL tale da compensare abbondantemente tale perdita di gettito! Vediamo perchè.

Innanzitutto la riduzione dei prezzi nella misura equivalente, comporterebbe un analogo incremento del potere d’acquisto di salari, stipendi e pensioni. Ciò, generando un effetto ricchezza corposo, genererà un incremento dei consumi pari ad almeno la metà dell’incremento suddetto, e con il moltiplicatore keynesiano ben conosciuto in dottrina si può stimare prudenzialmente in 60 -70 miliardi di maggiori imposte dirette, sull’aumentato volume d’affari, l’incremento di gettito.

Che non si limiterebbe al semplice effetto meccanico, perchè l’aumentata domanda, significa maggior produzione e dunque occupazione, con l’innesco del circolo virtuoso. Sarebbe anche un modo indiretto per abbattere il famoso cuneo fiscale, perchè il “netto” dei dipendenti aumenterebbe in termini reali, il tutto senza colpo ferire sulle aziende che al contrario vedrebbero aumentare i profitti in seguito alle maggiori vendite.

Poi c’è l’emersione del nero. Come tutti sappiamo, l’altissima evasione dell’IVA provoca un equivalente evasione IRPEF/IRPEG che invece non avrebbe più motivo d’esistere. L’idraulico o il dentista che non fanno la fattura con la scusa dell’iva a carico del cliente, si troverebbero disarmati, i clienti chiederebbero la fattura a iva zero, e dunque loro dovrebbero dichiarare i redditi da lavoro. Avranno un aumento di imposizione diretta, ma poi come consumatori la recuperano nel calo dei prezzi deivizzati.

Si può stimare prudenzialmente il maggior gettito derivante da questa emersione, in ALMENO 60-70 miliardi.
E saremmo quindi a un totale di 120-140 miliardi di maggior gettito, in grado di compensare l’assenza dell’iva.
Ma non finisce qui.

Abolendo l’IVA lo Stato potrebbe abolire tutto l’enorme apparato dedicato al recupero dell’IVa. Sembra poco? Tra personale diretto ed indiretto (che ovviamente potrebbe essere dedicato a tante altre attività più utili), e tra contenziosi amministrativi, il Paese beneficerebbe di minori spese, che non sto qui a quantificare in modo preciso, ma come ciascuno può immaginare certamente sono nell’ordine di svariati miliardi.
Infine. Last but not least. Come s’insegna nelle prime lezioni di ogni corso di scienza delle finanze, e come chiunque può facilmente capire, L’IMPOSTA INDIRETTA, cioè l’iva, è uguale per tutti, dunque è la più iniqua che esista, perchè la paga Agnelli nella stessa misura dell’ultimo dei barboni. Abolendola si abolisce una orribile fonte d’iniquità.

Non male, vero?

La prova del nove che funzionerebbe

Facile. L’Ocse, l’Ue, il Fmi, Confindustria, sindacati e simili confraternite, cioè gli autori della grande crisi in cui ci ritroviamo, spingono per aumentare l’iva sempre più, più un paese è in crisi(grecia, italia, etc.). Allora dovrebbe essere chiaro anche ai bambini: la strada giusta è semplicemente quella opposta.

logtwitt@FabrizioDalCol

fonte: wallstreetitalia

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