Czechxit: Repubblica Ceca “abbandona” l’euro

di Daniele Chicca

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Come la Svizzera a gennaio di due anni fa anche la banca centrale della Repubblica Ceca ha deciso di “abbandonare” i legami con l’euro e lasciare che la propria moneta, la corona, scambi liberamente sul mercato.

Al contrario della Banca nazionale svizzera, tuttavia, la mossa di Praga era ampiamente attesa dal mercato e gli scossoni sul mercato valutario non sono paragonabili con quelli visti nel 2015, quando il franco svizzero si è apprezzato enormemente sull’euro fino a superare la Linea di parità. Il peg era rimasto bloccato da diversi anni a 1,20 franchi per ogni euro.

La banca centrale ceca, invece, ha rimosso il legame tra la sua divisa e l’euro che era fermo a 27 corone contro un euro. La moneta ceca era legata all’euro dal 2013, un periodo in cui le pressioni deflative stavano minacciando l’economia della Repubblica Ceca.

Nelle ultime settimane, tuttavia, le forze reflative hanno provocato un ritorno della speculazione circa una mossa di rottura da parte delle autorità monetarie del paese dell’Europa centrale con l’obiettivo di difendere la propria divisa.

La questione riguardava piuttosto come la Banca nazionale ceca fosse riuscita a gestire la faccenda senza sconvolgere i mercati in modo drastico, in particolare se si pensa che le speculazioni hanno causato una volatilità estrema sul Forex. A giudicare dall’andamento del cross corona euro, per ora la missione è compiuta.

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Volatilità alle stelle prima della Czechxit

Con l’inflazione salita al 2,5% in Repubblica Ceca, i massimi dal 2012, il peg non solo è diventato inutile, ma rappresentava una minaccia all’economia ceca. Con una corona forte, la banca centrale ceca dovrebbe riuscire a contenere le pressioni inflative, rendendo il compito più facile alle autorità di politica monetaria.

È sempre pericoloso rimuovere un peg e dare una svolta simile alle politiche sui tassi di cambio. Quando per la prima volta la banca centrale ha fatto cenno all’eliminazione del peg a fine 2016, aveva sottolineato che voleva evitare a tutti i costi che si verificasse uno scenario simile a quello visto in Svizzera.

Dopo aver rimandato l’appuntamento con l’addio al tasso fisso con l’euro, smentendo le linee guida che volevano un intervento intorno al periodo giugno/luglio, la banca nazionale non aveva più dato una data esatta per l’avvento della cosiddetta Czechxit. Detto questo oggi i mercati non sono rimasti tuttavia troppo sorpresi.

Anche perché gli investitori si erano mossi per tempo, anticipando una mossa del genere nella prima parte del 2017. Circa $65 miliardi di capitale speculativo è confluito negli asset cechi in previsione della Czechxit.

L’ambiguità sui tempi di un potenziale rafforzamento della corona ceca hanno aumentato il nervosismo tra gli investitori, come dimostra l’andamento della volatilità. Dopo che la banca centrale non ha detto no all’euro la settimana scorsa come prevedevano gli investitori, la corona ha accusato il calo più pesante in quasi due anni di tempo.

Non è chiaro cosa avverrà nei prossimi giorni della nuova vita della corona, libera dal peg con l’euro, ma alcuni analisti come Kathleen Brooks di City Index anticipano che la fase di rafforzamento della valuta nazionale ceca potrebbe avere vita breve.

logtwitt@FabrizioDalCol

fonte: wallstreetitalia

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