Vertice di Roma, nasce l’Europa a più velocità. Rischio flop

Al vertice di Roma nasce l’Europa a più velocità. Passa la linea Merkel: nessuna riforma dei Trattati. Dubbi ad Est: creata una nuova cortina di ferro

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Poteva andare meglio, ma poteva anche essere molto peggio. Nessuno esce soddisfatto dal vertice di Roma che ha sancito la nascita dell’Unione a più velocità. Non é felice l’Europa dell’Est, che teme che il progetto promosso da Francia, Italia e Germania non sia altro che la costruzione di un Continente diviso in Paesi di serie A e di serie B. Ma non sono felici neppure gli Stati mediterranei, che invece avrebbero voluto il rilancio del sogno europeo in grande stile e non solo una dichiarazione dal respiro corto. E a dirla tutta non é felice neppure la Germania, che sa bene come questo progetto abbia ampie chance di fallire. Eppure, dicono i bene informati, il rischio era che a Roma non venisse firmato nulla e che si procedesse per inerzia fino alla disgregazione dell’Europa.

Ma che cos´é l’Europa a più velocità?

L’idea é quella di porre le condizioni perché un gruppo di stati volenterosi cooperi in maniera più stretta su temi specifici per avanzare nel processo di integrazione. Se ad esempio Italia, Francia, Germania e Spagna (che hanno promosso il progetto) vogliono creare un nucleo di difesa comune potranno procedere liberamente con la benedizione di Bruxelles. Se invece lo vorranno fare su temi come il commercio non potranno lasciare indietro gli altri, perché tema di competenza europea e quindi di tutta l’Unione.

La Germania alla guida del cambiamento

La cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha rotto il tabù dell’Europa a più velocità a inizio febbraio, durante un vertice informale a Malta. Il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, ne ha fatto una delle 5 opzioni del suo Libro Bianco sul futuro dell’Ue dopo la Brexit. In un mini-summit a Versailles a inizio marzo, Germania, Francia, Italia e Spagna hanno benedetto la possibile nascita della “multi-speed”.

Non una Europa di serie A e B

Lo ha detto Gentiloni, lo ha ripetuto anche Merkel e Juncker: non stiamo creando una Europa di serie A e una di serie B. La cooperazione rafforzata (questo il temine corretto) serve a permettere ad un gruppo di Stati volenterosi di lavorare assieme e di spingere avanti l’integrazione europea. Gli altri Paesi potranno aderire in qualunque momento e saranno i benvenuti. Le rassicurazioni non sono comunque servite a placare i dubbi degli Stati periferici, dalla Grecia alla Polonia, che si sentono tagliati fuori. Le più esplicite sono state le capitali della Nuova Europa, con il presidente del Consiglio Ue Tusk in testa, che hanno parlato del rischio della creazione di una nuova cortina di ferro.

La cooperazione rafforzata, uno strumento che funziona?

Lo strumento é giá stato utilizzato con un certo successo nel caso del Brevetto europeo (vi partecipano 26 paesi) e del divorzio tra persone di nazionalitá diverse (17 paesi). Nel Consiglio europeo di marzo, i capi di Stato e di governo hanno lanciato una cooperazione rafforzata sul procuratore europeo, a cui finora hanno aderito 17 paesi (assente l’Italia). Ma l’Europa delle cooperazioni rafforzate, che é promossa soprattutto dalla Germania, si presta a una doppia critica. Dal punto di vista istituzionale apre le porte all’Europa “a’ la carte”, una sorta di menú in cui ciascuno puó scegliere il piatto che preferisce, che porterebbe a una frammentazione del blocco in tanti cerchi sovrapposti e incoerenti. Inoltre dal punto di vista sostanziale, finora, le cooperazioni rafforzate hanno funzionato solo su questioni di rilevanza minore.

La cooperazione rafforzata, utile solo su questioni irrilevanti?

Un esempio delle difficoltà a cui rischia di andare incontro l’Europa a più velocità é il tentativo di cooperazione rafforzata sulla Tassa sulle transazioni finanziarie lanciato nel 2013, all’apice della crisi finanziaria. Alla Tobin Tax europea avevano aderito solo 11 paesi (Austria, Belgio, Francia, Estonia Germania, Grecia, Italia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Spagna), ma i negoziati sono andati a rilento per i veti incrociati su alcune disposizioni specifiche che danneggerebbero i rispettivi sistemi finanziari. L’11 marzo del 2016 l’Estonia si é formalmente ritirata. Ora Belgio e Slovenia minacciano di fare altrettanto, con il rischio di far scendere il numero di paesi sotto la soglia minima di 9 Stati membri, necessaria a far sopravvivere le cooperazioni rafforzate.

Un altro esempio di quanto possa essere difficile rilanciare davvero l’Europa con le “multi-speed” é la difesa. I settori che vengono evocati per le “cooperazioni strutturate” – formazione degli ufficiali, ambito sanitario e droni – non lasciano intravedere la nascita di un vero e proprio esercito europeo.

logtwitt@FabrizioDalCol

fonte: affaritaliani

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