Ue insiste: Italia aumenti Iva, effetti positivi sui redditi

di Mariangela Tessa

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In attesa dell’entrata in vigore dell’aumento dell’IVA, attesa per il 2018la Commissione Ue ha messo a punto, in uno studio, gli effetti positivi che si avrebbero nel caso di aumento dell’Iva dal 10 al 13%.

Un mossa del genere, secondo l’esecutivo Ue, avrebbe effetti “progressivi” e comporterebbe aumenti del reddito disponibile fino al 3% per le fasce più basse se le risorse fossero destinate a un credito di imposta per il lavoro dipendente.

Nel documento, allegato alla comunicazione sugli squilibri macroeconomici inviata al governo italiano il 22 febbraio, si sottolinea che “uno spostamento ottimale del carico fiscale verso i consumi potrebbe ridurre ulteriormente l’onere fiscale sul lavoro e favorire la lotta contro la povertà e la disuguaglianza”.

La simulazione del Centro comune di ricerca della Commissione considera sia l’aumento della sola Iva agevolata che quello combinato a un aumento dell’aliquota ordinaria dal 22 al 24%. Il primo scenario (Iva agevolata al 13%) “è in linea con la raccomandazione di razionalizzare le agevolazioni fiscali” e con le norme italiane che impongono la loro “revisione annuale”.

Va ricordato a questo proposito che è stata proprio Bruxelles a richiedere l’aumento dell’Iva. Una manovra che, secondo Unimpresa, l”Italia deve respingere”.

La richiesta, “arrivata al governo italiano – si – inquadra in una manovra, studiata nei dettagli dai tecnici di Bruxelles, volta allo spostamento del carico fiscale dal lavoro ai consumi” denuncia, infatti, il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci.

Un inasprimento che sarebbe slegato pertanto dall’eventuale azionamento delle clausole di salvaguardia previsto dalle ultime leggi di stabilità, ma che – prosegue Pucci – “prevede di utilizzare il maggior gettito derivante dall’incremento delle aliquote Iva come risorse per crediti di imposta sui redditi più bassi”.

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