La verità su braccio di ferro Ue-Italia. Altro che manovrina, ancora peggio…

padoan

Il nostro Paese si è impegnato in un intervento da 1,1 punti di Pil nel 2018 e a un’altro da un punto l’anno dopo

In molti, soprattutto dalle parti di Palazzo Chigi, si preoccupano per la correzione in corso richiesta dall’Europa sui conti pubblici del 2016. Un aggiustamento che vale 0,2 punti di Pil, ovvero circa 3,4 miliardi di euro, che al netto di accordi fra Roma e Bruxelles potrebbe dar luogo a una manovrina ammazza-ripresa. Molti meno, invece, sono i timori riguardo il percorso di rientro delineato dal precedente Governo con Bruxelles che prevede il raggiungimento di bilancio completo nel 2020. Forse perché l’attuale esecutivo ha il fiato corto dopo che lo stesso Gentiloni a metà dicembre ha chiesto ai suoi ministri di fare programmi lunghi al massimo 4 mesi. E quindi, non sarà affar suo. Altro che stangatina da 3,4 miliardi: l’orizzonte è pessimo e da paziente che comincia a rialzarsi dopo la cura, l’economia italiana rischia di ripiombare in coma da recessione.

Nei prossimi due anni, infatti, secondo quanto ricorstuisce il Fatto Quotidiano, l’Italia s’è impegnata a correggere il deficit di circa 35 miliardi di euro, ma una promessa messa nera su bianco dal governo nei suoi documenti ufficiali, come il “Documento programmatico di bilancio 2017”, all’interno del quale a metà ottobre dello scorso anno il deficit del settore pubblico italiano si fermerà al 2,3% del Prodotto interno lordo nel 2017 per poi scendere all’1,2% nel 2018 e allo 0,2% nel 2019 fino al pareggio di bilancio completo (peraltro inserito in Costituzione dopo l’approvazione del cosiddetto Fiscal Compact europeo) del 2020.

Tramutando il discorso in manovre correttive e in denaro sonante, il nostro Paese si è impegnato in un intervento da 1,1 punti di Pil nel 2018, correzione da inserire nella legge di Bilancio dell’autunno 2017, e a un’altro da un punto l’anno dopo. In tutto fanno circa 18 miliardi per il 2018 e di circa 17 per il 2019 per rispettare gli impegni con l’Europa. Ovviamente al netto delle variabili macro su Pil e inflazione invariate, perché se si rivelassero troppo ottimistiche i numeri salirebbero.

Che si fa dunque, visto che a bilancio c’è già l’aumento delle aliquote Iva nel 2018 per un valore totale di 15 miliardi e mezzo? Forse è per questo che il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan a Davos ha velenosamente affermato che uno dei principali problemi dell’Italia è l’Europa. O meglio, per dirla con le parole del sottosegretario del Tesoro Enrico Morando, un contesto in cui “la crescita è un vincolo e il consolidamento fiscale l’obiettivo”. Il braccio di ferro è appena iniziato.

logtwitt@FabrizioDalCol

fonte:affaritaliani

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