A Davos si litiga sull’Ue. “Unione politica ? Pericolosa fantasia romantica”

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A Davos, in occasione del World Economic Forum, non si è parlato soltanto di Donald Trump. Sì, perchè a leggere i titoli sembra che i guru del mondo della finanza e dell’economia e i vari politici che si sono succeduti ai giornalisti siano stati quasi monotematici. Certo, dire che il vertice è stato incentrato sul fenomeno Trump, è vero senza alcuna ombra di dubbio. Ma a Davos è successa anche qualcosa: “una guerra civile ideologica”, come l’ha chiamata l’autorevole opinionista del Telegraph, Ambrose Evans-Pritchard.

Forse pochi se ne sono accorti, ma in questa località che ospita ogni anno tra le montagne svizzere i potenti della terra, quelli che forgiano i destini del mondo, l’Europa, ideologicamente parlando, è andata quasi in fumo.  Diversi i botta e risposta dei diversi leader europei che si sono trovati riuniti per l’evento, che hanno fatto a gara per sfornare soluzioni reali capaci di mantenere compatta quell’Unione-europea che, in un modo o nell’altro, uscirà sicuramente ammaccata dal concretizzarsi della Brexit.

A decretare il fallimento della stessa idea di Europa, fa notare Evans-Pritchard, è stato lo stesso premier olandese Mark Rutte, che ha detto una frase che suona come una sentenza già scritta.

“L’intera idea di una Europa ancora più unita non c’è più, è sepolta”. Rutte non si è fermato qui, rigettando gli appelli dei suoi colleghi, che chiedono una Unione politica totale dell’area: uno scenario che ha definito una “pericolosa fantasia romantica”.

Il premier olandese ha voluto avvertire come siano proprio questi appelli e questi desideri di una unione più forte a fare crepe nell’edificio europeo sempre più instabile.

“Il modo più veloce per smantellare l’Unione europea è continuare a parlare di quei passi che devono essere compiuti, uno dopo l’altro, per creare una sorta di Superstato”.

Una posizione, quella di Rutte, che ha fatto infuriare Martin Schulz, il presidente del Parlamento europeo. Paladino del concetto di Unione europea in toto, Schulz ha invitato tutti a non rinunciare al sogno di una unione politica.

“Che si tratti di Angela Merkel, o di Mark Rutte, o di chiunque altro, tutti devono avere il coraggio di dire che abbiamo bisogno di una Unione ancora più unita, ora più che mai nel 21esimo secolo. Senza di essa, l’Unione europea non ha futuro”.

Schulz si è riferito anche a Marine Le Pen, in corsa per le elezioni in Francia:

“Abbiamo alcuni membri che siedono nel Parlamento europeo, che cercano di distruggere dall’interno l’Unione europea. Percepiscono stipendi dall’Ue, e uno di loro si è candidato per la presidenza della Francia”.

In questa nuova guerra civile ideologica, una cosa è chiara: nell’Ue si è ormai insinuato come un tarlo il dubbio della sua stessa ragion d’essere. Non più solo i populisti, ora anche gli europeisti iniziano a chiedersi se per caso non abbiano sbagliato a insistere così tanto sull’unità dell’Europa. E ne discutono a Bruxelles, a Davos, in occasione magari delle riunioni varie del G7 e G20, negli hotel e resort di lusso dove alloggiano, di corsa tra un meeting e un altro, sempre più distanti da quella fetta di popolazione che non vuole più gli Stati Uniti d’Europa, e sogna l’America di Trump.

E così finisce anche il sogno di un socialismo globale eurropeo, che la sinistra ha coltivato gestendo per 30 anni l’Europa che conosciamo oggi. In sintesi, è la stessa globalizzazione che diventerà necessario ridiscutere, e non è un caso se il premier inglese Teresa May e il tycoon Donald Trump si siano già trovati d’accordo. Quindi, questa Europa è nata vecchia ,ed è rimasta vecchia, per mano delle politiche di sinistra, che ancora oggi mettono in atto il finto progressismo.

logtwitt@FabrizioDalCol

Fonte: wallstreetitalia

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