Pur di sopravvivere, il regime dei partiti preferisce il fallimento del Paese

di Fabrizio Dal Col

bandiera-italiana

Dopo la defenestrazione di Berlusconi, Monti, e Letta, i tre premier che politicamente rappresentavano la destra, il centro e la sinistra, si sono ritrovati oggi a dover fare i conti con il rottamatore Renzi. L’ex sindaco fiorentino, dopo due anni e mezzo di premierato, si è distinto solo per aver promesso di tutto e di più, ma ha dimostrato di non essere stato capace di mantenere nulla. Dopo la sconfitta rimediata con il referendum, Renzi ha scelto di dimettersi dall’incarico della Presidenza del Consiglio, da un lato per recuperare credibilità politica, e dall’altro forse perché pensava di intestarsi il consenso espresso dal voto referendario del SI. E così, ma ha deciso di non mollare, si è tenuto l’incarico di segretario del Pd, e anche quello di premier occulto di Gentiloni.

Una scelta infelice, infatti, dopo aver torturato gli italiani promettendo di tutto e di più, aumentato le tasse senza mai tagliare la vera spesa pubblica, oggi si rende conto che gli abitanti dello stivale lo stanno reputando un politico uguale a tutti gli altri. Ma lui prosegue come se niente fosse, incurante del fatto di aver costruito un regime in meno di tre anni, con il controllo totale del potere politico, economico, finanziario, della Tv di stato, delle partecipate di stato, degli enti inutili mai cancellati, il tutto ben diretto dal fantomatico Giglio Magico.

A voler ripercorrere un pezzo di storia contemporanea italiana, dalla nascita della Repubblica fino ai giorni nostri, non sono trascorsi secoli ma solo sessantasei anni. Tuttavia, sembra che il tempo sprecato per le riforme (se ne parla fin dal 1948) oggi appaia una eternità. In sostanza, durante questi sessantasei anni, la crescita economica italiana si è consolidata grazie agli incentivi postbellici, ma dal periodo successivo e fino ai giorni nostri, nessun premier ha mai avuto i giusti riguardi per la realizzazione delle normative legislative occorrenti per il futuro, e tanto meno ha mai voluto applicare la maggioranza degli articoli della carta costituzionale italiana ancora oggi inapplicati.

Il politico reggiano Meuccio Ruini, uno dei padri costituenti della Repubblica Italiana, dopo qualche anno dall’approvazione della carta costituzionale, dichiarò che i partiti facevano resistenza e che non volevano saperne di applicare i principi sanciti dalla costituzione; disse : “resta sempre fermo che la nostra Costituzione deve essere attuata”. Ruini, nel periodo successivo all’approvazione della Magna Carta, in qualità di Presidente del Senato istruì le procedure legislative necessarie volte a dare esecuzione ai precetti costituzionali, ma in una intervista ad un noto giornale esplose la sua rabbia dicendo: “la nostra Costituzione non è applicata in più norme e in più istituti; lo ho affermato e deplorato più volte; e lo ripeto ora… vi sono errori e responsabilità. Si è lasciato che dell’attuazione del testo costituzionale facessero bandiera e monopolio partiti che intendono avvalersi della Costituzione per promuovere al di là di essa un regime diverso e contrario”.

Quindi, alla luce di quanto dichiarò Ruini, appare certamente un azzardo definire politici oggi quelle certe figure di partito che parlano di riforme. Come abbiamo visto, il Senatore Meuccio Ruini lo denunciava già a quel tempo, ma da allora ad oggi, i 2/3 della Costituzione vigente rimangono inapplicati. L’Italia è irriformabile perché è essa stessa ad essere nata con l’inganno, ed è grazie a quello stesso inganno se i partiti oggi gestiscono un vero e proprio regime, un regime che preferisce governare il fallimento del Paese, piuttosto che correre il rischio di esautorare se stesso. Che l’Italia Unita sia nata con l’inganno lo dimostrano innumerevoli testi istituzionali, libri, fatti concreti, ed è proprio nella sua unità che oggi va ricercata la fonte inesauribile di produzione della sua burocrazia, ovvero di quel elemento fondamentale e necessario a continuare a produrre corruzione, statalismo, assistenzialismo e dirigismo.

Ecco che allora, l’Italia non ha speranza di rinascita, se le volontà politiche sono sempre quelle di riformare la forma di governo, quando invece si dovrebbe modificare la forma dello stato. Di più: non si è mai voluto riformare l’assetto dello stato, questo è il vero motivo per cui i 2/3 della Costituzione rimarranno inapplicati. La mancata applicazione nasce da un potere che si trascina fin dai tempi di Ruini:  un regime instaurato dai partiti che di democratico non hanno mai avuto nulla.

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