L’Italia che riparte è un grande bluff, e ora arriverà la troika

di FABRIZIO DAL COL

Troika

Matteo Renzi è ormai vicino ai due anni di governo, ma nonostante continui a pontificare di meriti e successi ottenuti grazie alle riforme, l’ex sindaco fiorentino non è ancora riuscito a dimostrare agli italiani gli effetti benefici degli stessi. Non si può dire che il motivo sia dovuto ad una comunicazione sbagliata, anzi, è stata curata bene e nei minimi dettagli, e lo hanno ampiamente dimostrato tutti i parlamentari del Pd in Tv, quando tutti d’accordo, ripetevano a mo’ di “pappagallo” l’infinità di successi ottenuti. Ma era proprio tutto vero ?

Negli ultimi trent’anni, tutti i premier hanno sempre fatto ricorso all’uso del bluff, che veniva poi sminuito all’ottenimento del successo. Se invece veniva confermato che i risultati sarebbero stati negativi, allora si attivavano i parlamentari a sostenere il contrario in tutte le sedi mediatiche. Come sappiamo, negli ultimi trent’anni il bluff non ha mai portato bene, e bene non ha mai portato la tecnica che veniva utilizzata per deprimere sul nascere qualsiasi tipo di dibattito, ovvero il cambiare in corsa il tema della discussione, buttare la “palla i tribuna” per nascondere i fallimenti e i successi fasulli, e infine quella delle tre scatolette utilizzata a nascondere i risultati completamente taroccati.

Lo stesso si può dire dei leader di partito, che hanno sempre pensato prima a se stessi, e quando gli faceva comodo spacciavano i bluff per successi clamorosi, consapevoli che prima toccava agli uni e poi agli altri. La crisi finanziaria, che ha scoperchiato il vaso di Pandora e rotto il gioco che durava da trent’anni, ha colto in contropiede prima Berlusconi, poi Monti, successivamente Letta, e oggi  Renzi, ma lo scarica barile che solitamente utilizzavano per scaricarsi dalle responsabilità è nel frattempo fallito, e oggi sono costretti a condividere il grande bluff per non rischiare di accelerare il fallimento del Paese.

Berlusconi, il primo ad essere coinvolto dalla crisi, pensava alla ripresa economica come unica via al salvataggio del Paese, ma si era ritrovato prigioniero dei suoi conflitti di interesse e dai parecchi parlamentari che migravano in altri partiti. Monti, il primo dei nominati alla presidenza del consiglio, si era si attivato a mettere i conti a posto per evitare un default ormai vicino, ma ha anche favorito le banche, il sistema finanziario in generale, e fatto una spendig review sui pensionati con la legge Fornero. Enrico Letta, il secondo tra i nominati alla presidenza del consiglio, è riuscito ad approvare una parte dei decreti lasciati dal suo predecessore Monti, ma oltre non è riuscito ad andare essendo stato defenestrato subito dal suo stesso partito. Matteo Renzi, il terzo dei tre nominati alla presidenza del consiglio, si è subito preso la segreteria del Pd, e si è accordato con Berlusconi per far nascere il partito della nazione sottoscrivendo il patto del nazareno.

Nonostante siano accaduti i gravi eventi di cui sopra, invece di costituire il partito della nazione, così come stanno ormai facendo in mezza Europa, Renzi  ha invece deciso di cambiare l’Italia da solo, scommettendo sul fatto che nessuno lo avrebbe contrastato, e ben sapendo che parlamentari non avrebbero mai voluto alle elezioni anticipate. Solo ora il premier si accorge dei macroscopici errori; le riforme inutili, i bonus, le discriminazioni tese a ottenere provviste finanziarie, le nuove tasse che diventano con i bluff meno tasse, il Jobacts che ha agevolato solo le grosse imprese a scapito di minori contributi versati ai dipendenti,  le mancette inutili degli ottanta euro, la infinità di denari sfornata dal classico “assalto alla diligenza” attraverso il decreto mille-proroghe, insomma, tutti i provvedimenti che ora si rivelano grandi bluff. Il debito pubblico cresce, ma calerà dal 2016, la legge elettorale che priva l’elettore dei suoi diritti, l’abolizione del Senato, che invece è rimasto per collocare i trombati della politica e a riposizionare quelli in seconda fila, infine, la spending review, questa emerita sconosciuta, che ha visto costretti alle dimissioni i commissari, per non correre il rischio di essere responsabili dei tagli proibiti.

Ma Renzi diceva andiamo avanti, o con me o a casa tutti, peccato che ora la troika gli abbia ricordato che gli impegni vanno onorati, ecco che allora ha dato il via al sempre verde grande bluff; la guerra fasulla alla Ue, ma stavolta potrebbe accadergli quello che è accaduto a Tsipras in Grecia, quando fu proprio lui in quel periodo a pregarlo di accettare le condizioni della troika. Sappiamo che la troika ha definitivamente spolpato lo Stato Greco, e che lo stesso non potrà mai più ripagare il debito, e sappiamo anche, che il ministro dell’economia Varoufakis si era dimesso per cercare di fermare i fallimentari negoziati, e alla luce dei fatti, oggi non possiamo che dargli ragione.

  logtwitt@FabrizioDalCol

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