Nei tunnel dell’Isis sul fronte di Mosul

Sottoterra una rete di cunicoli con dormitori, cucine e madrasse

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L’avanzata delle forze curdo-irachene su Mosul segna il passo: l’attacco dietro le linee dell’altro ieri a Kirkuk ha costretto i militari a spostare unità nelle retrovie, nel timore di nuovi sanguinosi assalti a sorpresa dell’Isis.

Ma c’è un altro fattore che spinge in queste ore alla prudenza: i tunnel dello Stato islamico scavati in ogni cittadina, in ogni villaggio, in ogni edificio utile lungo la linea difensiva messa in campo da Abu Bakr al Baghdadi per difendere fino alla morte la sua ‘capitale’ irachena, quella dove il ‘Califfo’ ha annunciato la nascita dell’Isis nel 2014.

A Tarjalla, minuscolo villaggio a circa 20 chilometri a sudest di Mosul liberato due giorni fa, i jihadisti ne hanno costruiti oltre 10. Ogni casa dispone di un ‘accesso’ ai ‘bunker’ scavato nel pavimento, con scale che portano verso quello che oggi sembra l’Inferno. Gli ingressi sono sostenuti da sacchi di sabbia e travi di legno per impedire che i tetti colpiti dall’aviazione o dalle armi pesanti delle forze della Coalizione possano franare sulla testa dei miliziani. Si scende sottoterra: diversi metri più in giù una rete di cunicoli avvolti dal buio pesto scorre lungo tutto il perimetro del villaggio. L’aria è rarefatta, i ventilatori per dare ossigeno ai tunnel sono sparsi ovunque nel villaggio, distrutti come tutto il resto: le stradine strette tra gli ammassi di macerie sono cosparse di bossoli, di bombe inesplose, di ordigni artigianali disinnescati dai militari iracheni.

Non sono tunnel come quelli di Hamas al confine tra Gaza e Israele ma vere e proprie cittadelle sotterranee che ricordano piuttosto quelle realizzate dai Vietcong. Del resto non è un mistero che l’Isis abbia strutturato la propria linea difensiva seguendo i manuali sulla guerriglia divenuti tristemente celebri negli Anni ’60 e ’70.

C’è un dormitorio, una cucina attrezzata per resistere settimane se non mesi. A Tarjalla c’era anche una madrassa, sempre sottoterra, distrutta dagli iracheni.

Dal buio spuntano anche ritagli di giornali e riviste, con gli articoli che raccontano del ‘martirio’ di questo o quell’altro jihadista nella guerra voluta dal Califfo.

Tutto è stato lasciato dov’era: ogni tanto spuntano inquietanti scatole con fili elettrici o sinistre pentole e bombole che potrebbero nascondere micidiali trappole anti-uomo.

E a Tarjalla, così come nei villaggi vicini, il vento sparge ovunque l’odore della morte.

fonte: ansa

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