Italia in crisi: sette anni di balle e nessuna luce in fondo al tunnel

di Fabrizio Dal Col

menzogneDall’avvento della crisi economica ad oggi sono già trascorsi sette anni, e le speranze di vedere una ripresa che possa dare un po’di fiducia all’Italia, sono già state vanificate dai vari premier che si sono fin qui succeduti alla presidenza del consiglio. Non è di certo una analisi politica, è semplicemente una constatazione che gli italiani hanno ben manifestato con la più ovvia delle proteste: quella di disertare le urne alle recenti elezioni.

Non starò di certo qui a ricordarvi i fallimenti di ogni singolo premier, ma oggi è più che mai necessario capire che tali fallimenti erano inevitabili. Come è sempre accaduto in passato, nessun premier ha avuto il coraggio di prendere il toro per le corna, e invece di proporre delle riforme rivoluzionarie – quelle di cui avremmo veramente bisogno – hanno tutti preferito continuare sulla vecchia strada limitandosi a governare con  l’ordinaria amministrazione.

Insomma, l’Italia avrebbe bisogno di riformare tutta l’architettura dello Stato, ma la politica ha invece come priorità il consenso e la vittoria delle elezioni. E così le proposte di riforma dei vari premier sono diventate tutte uguali: dei meri provvedimenti di natura finanziaria e di bilancio. In sostanza, lo Stato italiano, in buona compagnia con quello francese, è ancora tutt’oggi uno Stato unitario burocratico e centralista. sappiamo però, che uno Stato federale è di gran lunga meno costoso di uno Stato centrale  burocratizzato, ma per le forze politiche tradizionali, mettere in atto una vera riforma federale significherebbe buttare alle ortiche il consenso politico, e anche quel ‘voto di scambio’ che si continua a negare. Di recente, anche il premier Renzi, ultimo della serie di ‘nominati’, ha mostrato le stesse esigenze dei suoi predecessori, che sono quelle di mantenere sempre intatte le colonne portanti della politica. Così, per non cambiare nulla, si cambiano gli strumenti di governo, (vedasi la fine del commissario alla spendig review Cottarelli) ma non le leggi che permettono di fidelizzare l’elettore, come ad esempio la legge elettorale, che è sistematicamente modificata ogni qualvolta lo si ritiene necessario e guarda caso sempre a sfavore del cittadino.

Ma torniamo al punto della crisi, perché non si può sperare di vedere una Italia che risorge economicamente ? Oppure di essere orgogliosi per essersi ripresi la via maestra tracciata ancora negli anni settanta? Come dicevamo sopra, è diventato tutto impossibile, e i motivi sono presto detti : la mancanza di volontà da parte della politica. Quindi, i governi passano, ma puntuali sono le riforme che continuano a mettere in campo: sempre le stesse, inutili, dannose, e quasi sempre agiscono sulle tasse per approvvigionarsi di risorse finanziarie, così da evitare di procedere con tagli determinanti che comprometterebbero poi il consenso delle forze politiche. Non sono bastati i vecchi governi di coalizione, non è bastato il governo Monti, voluto da tutta la Ue per frenare i debiti che crescevano e che continuano a crescere ancora oggi, e non è bastata la staffetta del governo Letta, che è stato scientificamente defenestrato dall’ex sindaco fiorentino, che ora si sta rivelando per quello che è veramente : ininfluente e inutile alla causa delle grandi riforme.

Alla luce di ciò, oggi parrebbe che Italia non avesse più speranza, nessuna possibilità di vedere almeno un po’ di luce in fondo al tunnel, quando invece una vera soluzione ci sarebbe ancora, e addirittura a portata di mano. Ma la politica italiana ha già abdicato, non vuole rischiare nulla, non intende assumersi le sue responsabilità, ma soprattutto, attende che la Ue si costituisca in una istituzione politica, e non è certo un caso che si continui con la litania del “ce lo chiede l’Europa”, ma nel frattempo la politica continua a indebitare il Paese pur di non tagliare quella spesa pubblica da cui attinge il suo consenso.

Ma la soluzione al malato Italia c’è eccome: è la volontà politica di riformare lo Stato in un moderno stato federale, e questa si che sarebbe la madre di tutte le riforme, ma invece si continua a mantenere uno Stato centralizzato e unitario, il che significa non avere nemmeno un briciolo di coscienza. Una Italia federale, costituita da una nuova assemblea costituente, avrebbe mostrato la sua vera forza a tutta la Ue e diminuito i costi gestionali della spesa pubblica di non meno di 300mld all’anno, senza contare la diminuzione delle tasse e la competitività sui mercati. Oggi invece si continua a non tagliare nulla perché la priorità della politica non è quella di servire chi la mantiene, è quella di continuare ad auto – garantirsi per mantenere le sue esigenze, e così facendo, ruba il futuro alle prossime generazioni  e distrugge le speranze dei  lavoratori che oggi meditano di andare in pensione.

 

logtwitt@FabrizioDalCol

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