La prima battaglia ? Riappropriarsi delle finanze comunali

di Fabrizio Dal Col

Come di consuetudine, oggi pubblico un articolo che avevo già scritto il 26 maggio 2012. Constatato che sono già trascorsi tre anni, oggi vien da chiedersi cosa stiano aspettando tutti i sindaci italiani

mani-comuniDopo che lo Stato ha trafugato notte tempo, attraverso il nuovo meccanismo della Tesoreria unica, le risorse finanziarie che giacevano disponibili nelle casse dei Comuni ma che erano bloccate dal patto di stabilità, ai sensi dell’articolo 5 della costituzione Italiana i Sindaci potrebbero adesso richiedere la naturale restituzione. Infatti la magna carta italiana così recita: “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento”.

A mio modo di vedere, interpretando correttamente questo articolo, si nota come si sia volutamente ed artatamente violata la carta costituzionale italiana, e questo perché, nei capoversi dei principi costituzionali, e sottolineiamo i principi come l’art. 5, non compare nessuna menzione circa l’autonomia di gestione delle finanze locali, tanto meno un articolo che permetta alla Repubblica prima e allo Stato poi di disporre ed utilizzare unilateralmente le risorse finanziarie comunali, con la logica conseguenza che il patrimonio finanziario locale è da ritenersi inglobato nella parola autonomia. Infatti nel passaggio normativo laddove si scrive “riconosce e promuove le autonomie locali; appare evidente il punto e virgola che compare nella norma dopo la parola locali. Ciò significa che siamo in presenza di una norma esplicata con un imperativo semplice, ovvero che la Repubblica, attraverso il suo organismo legislativo, deve, e va sottolineato deve, attuare e promuovere le autonomie locali. In sostanza, attraverso “l’invenzione dei patti di stabilità”, si sono prima bloccati denari che in forza alla norma “principe” non potevano in alcun modo essere bloccati e tanto meno normati, e poi unilateralmente  prelevati, senza  invece che potessero rientrare nelle disponibilità del governo e del parlamento.

Tutto ciò, è servito non solo rimpinguare le casse dello Stato, ma a garantire  l’Europa con denari “freschi e immediatamente disponibili” secondo l’impegno sottoscritto nella famosa lettera di Agosto 2011. I comuni, come sappiamo, non  sono istituzioni riconosciute solo dalla Repubblica Italiana, bensì da tutti gli organismi europei ed internazionali. La marcata ed indebita ingerenza del potere legislativo italiano attuato dallo Stato nei confronti dei bilanci degli enti locali, ovvero la volontà di procedere prima con il blocco delle finanze degli enti comunali e successivamente col prelievo “forzoso” viziato appositamente da atti istituzionali che non si sarebbero potuti approvare, sancisce il fatto “consumato” che viola la costituzionale e configura  una vera e propria appropriazione indebita.

@FabrizioDalCol

Annunci