L’Italia ? Verso la via del declino senza fine

di Fabrizio Dal Col

Spirale_declinoRenzi è già ad un anno e mezzo di governo, e nonostante oggi si possa tracciare un bilancio sul suo operato, resta comunque impossibile non prendere atto dei numerosi flop fin qui collezionati. Quello più clamoroso è sicuramente il jobacts, che alla prova delle statistiche rese note dall’Istat si è rivelato del tutto inutile, anzi, in alcuni casi perfino dannoso. Ma non è certamente l’unico, infatti, tra i flop, molto presto andranno ad aggiungersi anche quelli delle riforme che vengono sistematicamente rinviate per motivazioni politiche contrarie, che sono state denunciate di recente dalla minoranza Dem.

Tuttavia, l’ex sindaco di Firenze, sa che i provvedimenti legislativi, fin qui adottati dal suo governo, alla pari di ciò che ha evidenziato il jobacts, ad oggi non hanno avuto ancora nessuna conferma positiva, ma una blanda, se non addirittura poco convincente, certezza circa il buon esito di successo. Non hanno rivoluzionato un bel nulla sul fronte del lavoro, della crescita, sulle province, sul Senato, sui vitalizi, sulla legge elettorale, sulle pensioni, insomma tanto fumo e niente arrosto.

In compenso, la spesa pubblica e il debito continuano a crescere, e così il governo Renzi ha ‘macellato’ qua e la per recuperare risorse finanziarie prima che il castello delle riforme gli crolli addosso. Insomma, alla luce di ciò, Renzi oggi non appare più frizzante, non manifesta più quella certezza che lo ha reso convincente, ma ciò che è più grave, come è già accaduto per tanti altri premier, non comprende che le troppe tasse sulle imprese mortificano le ultime possibilità rimaste per competere sulla domanda interna ed esterna.

In sintesi, tra tasse dirette, indirette, regionali, provinciali, e comunali, oltre ai pesantissimi contributi versati dai dipendenti e l’irpef da versare nelle casse dello stato, l’ammontare di tutto ciò oggi sfiora il 68%. Questa è la motivazione per cui le imprese non potranno mai più tornare ad essere competitive. Vi è poi da aggiungere la burocrazia, l’energia, autostrade, benzine, e tutto ciò, costa di più che in tutta  Europa.

Senza competizione non c’è impresa, non c’è lavoro, non ci sono assunzioni, e nemmeno le possibilità di far ripartire la crescita. Quindi, il governo prenda atto che la via prioritaria dovrà per forza essere la riduzione delle tasse sulla casa e sulle imprese, elementi che garantirebbero ai cittadini di risparmiare per spendere, mentre le imprese tornerebbero ad essere competitive rilanciando le assunzioni. Poi potrebbero nascerne di nuove per i vantaggi che ne conseguirebbero. Sarebbe facile, se non ci fossimo consegnati alla Ue, quando si è trattato di partecipare all’adesione monetaria e politica. Lo ha detto Prodi e poi Monti : Ue e Germania hanno preteso la soppressione della domanda interna e la deindustrializzazione dell’Italia, ma convinti di entrare a far parte del grande club, l’Italia accettò quel compromesso che invece la sta distruggendo

@FabrizioDalCol

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