E Cacciari disse: senza Europa politica in Italia la secessione è scontata

di Fabrizio Dal Col

Come ogni domenica, anche oggi ripropongo un articolo che avevo già scritto per alcuni giornali il 23 Settembre 2012. Buona lettura

cacciariRicordo di aver scritto più di volte, proprio su questo giornale, delle continue affermazioni rilasciate dal Premier italiano e da altri leader europei, sulla necessità di  accelerare i tempi  per la costituzione dell’Europa politica. Nel mese di agosto il premier Monti aveva paventato più volte il rischio che la moneta unica potesse divenire, in un futuro piuttosto vicino,  un fattore disgregante per la costituzione  dell’unificazione europea. Per questa ragione il presidente del Consiglio e vari altri leader continentali avrebbero  manifestato  la necessità di velocizzare  l’iter procedurale per Costituzione dell’Europa politica, prima ancora che gli euroscettici, complice il fattore disgregante della moneta europea, potessero in breve tempo divenire maggioranza. Tutti i Leader politici italiani, ora impegnati per la campagna elettorale, sono apertamente schierati a favore dell’Europa politica ma con i dovuti distinguo: nel centro destra il dibattito prevalente è orientato alla costituzione degli Stati uniti d’Europa palesando l’idea di una futura Europa federale, nel centro sinistra invece l’orientamento politico è rivolto verso la costituzione di un unico Stato federale. Fuori dal coro ci sono poi i partiti euroscettici come il M5S e l’IDV, mentre per la Lega l’orientamento è quello di una Europa federale dei popoli e macro regioni.

E’ un bel dibattito quello sulla natura giuridica dell’Unione Europea, ma nessuno ancora si è accorto che rimarrà tale in quanto le continue cessioni di pezzi di sovranità da parte degli Stati verso l’Unione Europea non sono state fin qui espressamente dovute alla crisi economica finanziaria, ma sono invece prevalentemente servite al potere politico Europeo come grimaldello, volto da un lato a disinnescare il rischio che gli euroscettici potessero divenire la maggioranza, facendo valere poi le loro ragioni, e dall’altro a giustificare future cessioni di sovranità necessarie a costituire l’Europa politica. Infatti, anteponendo il ricatto e la paura di un possibile rischio di default degli Stati indebitati, le cui conseguenze ricadrebbero gioco forza verso tutti gli stati  membri dell’Unione, si costringe artatamente alla cessione di sovranità popolari anche coloro che in Europa ci devono ancora entrare. Ecco che la Ue li costringe così, grazie anche al vincolo previsto con la sottoscrizione dei trattati, a cedere le loro sovranità  popolari come condizione necessaria e vincolante per partecipare a pieno titolo alla costituenda Europa politica.

Tutti i partiti e governi d’Europa sono convinti di poter ancora incidere sul modello politico -giuridico  dell’Unione,  quando invece a deciderlo saranno il Consiglio e la Commissione europei  grazie al potere conseguito e acquisito tramite le cessioni di sovranità.  Ecco la ragione per cui la moneta  unica potrebbe divenire a breve il vero fattore disgregante, e il Premier italiano, come gli altri leader europei, ne è consapevole da un bel pezzo, proprio perché il regime unico della moneta è il maggior responsabile, se non il vero responsabile, del depotenziamento  economico degli stati unitari che hanno aderito all’Euro. Gli Stati unitari, oggi chiamati i Piigs, hanno  economie e costi molto diversi tra loro e ulteriormente diversi lo sono  da  quelli federali che sono meno dispendiosi. Nel corso di questi 11 anni  i Piigs sono stati costretti al pagamento di enormi interessi anche a causa dell’adozione della moneta unica, divenendo così economicamente più deboli e bisognosi di prima. Costretti ora a salvarsi da una crisi finanziaria per loro insostenibile e utilizzata dall’Europa amministrativa con il fine di costringerli al salvataggio, per partecipare alla unificazione politica Europea, detti stati  sanno bene che  per salvarsi dovranno inevitabilmente accettare l’Europa politica.  Ecco allora che potrebbe essere spiegata  anche la ragione per cui il presidente della Repubblica Italiano  da qualche tempo non invoca più l’unità dello Stato. Di recente ho seguito in Tv su La 7  il programma “otto e mezzo” condotto dalla giornalista Lilli Gruber a cui ha partecipato come ospite l’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari con la giornalista Myrta Merlino. Quest’ultima, nel suo intervento, ha evidenziato la divisone dell’Italia tra evasori e super tartassati, tracciando l’ipotesi di una spaccatura del paese in due realtà “parallele”. Alla domanda rivolta dalla Gruber al professor Cacciari se condivideva o meno tale divisone “parallela”, l’ex sindaco ha ribadito l’esistenza di tale realtà “parallela” confermandola con il ragionamento che i super tartassati sono quelli che alla fine pagano per gli evasori. Ma Cacciari non si è fermato a questa constatazione e ha voluto evidenziare il rischio di disgregazione dell’unità dello Stato Italiano, oggi appeso solo al filo Europa. E ha concluso affermando che, senza Europa, la secessione in tutti i sensi è da considerarsi scontata in Italia.

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