Chiunque governerà il Paese, gestirà il fallimento dello Stato

di Fabrizio Dal Col

Questo articolo è stato pubblicato il 17.04.2013. Abbiamo deciso di  riproporlo tale e quale, in quanto il governo sta solo gestendo male il fallimento dello Stato

la bancarotta italiana

la bancarotta italiana

Il tempo passa, ma ciò che invece non passa mai è la irresponsabilità e l’incapacità totale manifestata dai politici in questi giorni. Perfino la Chiesa,  fortemente preoccupata per il pressapochismo messo in campo dai partiti, ha rotto gli argini e si è fatta sentire attraverso  il cardinale Bagnasco, il quale non ha esitato a dire la sua sul comportamento poco ortodosso fin qui dimostrato dalla politica. Ha infatti dichiarato : “Uno stallo incomprensibile e inaccettabile. Il Paese ha assolutamente bisogno di un governo, di un buon governo, stabile, sia per il Paese nelle sue dinamiche interne, sia per l’immagine all’estero”. Parlando al termine della Messa celebrata presso lo stabilimento Fincantieri di Sestri Ponente, Bagnasco ha aggiunto: “Se all’estero il Paese appare incerto e instabile, questo non favorisce assolutamente l’Italia, tantomeno dal punto di vista del sistema produttivo. Anzi, è estremamente pericoloso”. “La gente – ha proseguito – non comprende e non può accettare questa lentezza, questa inconcludenza rispetto al dovere di governare un paese e di governarlo bene”. Proseguendo, il capo dei vescovi italiani non ha fatto sconti e ha rincarato la dose: “ La politica si decida a finirla con ogni indugio, spesso immotivato, e ad affrontare seriamente e decisamente i problemi della gente che non ne può più”.

Sante parole, ma nonostante la grave situazione economica in cui versa il Paese, i politici invece non si avvedono di nulla, non percepiscono la situazione, non riescono a fare valutazioni e tanto meno si azzardano a prendere le giuste decisioni, perché vedono guaribile il malato Italia appena si insedieranno al Governo. Ma sarà proprio così? Personalmente non lo credo, anzi mi sono convinto dell’esatto contrario, ovvero che le lungaggini fin qui messe in campo dai partiti siano invece servite ad inchiodare le forze politiche in una unica responsabilità e sull’accordo per la costituzione di un governo di emergenza nazionale. Fosse così ci potrebbe anche stare, ma dietro le quinte “lo stallo” è determinato dall’elezione del presidente della Repubblica, che a sentire i politici dovrebbe essere una figura in grado di garantire tutte le forze politiche, quando invece, prima ancora dei partiti, il presidente dello Stato Italiano dovrebbe garantire gli italiani.

Non basta: infatti il vero problema non è solo questo, ma come fare a mantenere inalterati gli esorbitanti costi delle organizzazioni politiche, le loro strutture, le rendite d potere, le rispettive nomenklature, e tutto ciò che è stato costruito intorno a loro. In sostanza, le resistenze nascono da quel vecchiume politico che ha ancora il potere di decidere, e tale vecchiume, oltre a non aver nessuna intenzione di appoggiare un governo che cambi tutto quello che ci sarebbe da cambiare, riesce sempre a condizionare e bloccare qualsiasi cambiamento.  In ballo però c’è dell’altro, infatti sanno che chiunque governerà domani sarà inevitabile che faccia fallire lo Stato, perché gli italiani oggi non dispongono più di quelle risorse finanziarie necessarie a farlo sopravvivere. L’economia è ferma  e le entrate calano, gli stipendi nelle aziende arrancano, mentre invece lo Stato continua a pagare miliardi per funzionari che costano una follia e senza che questi rispondano poi dei loro errori e delle proprie responsabilità , manager nominati dalla politica, nelle istituzioni e negli enti inutili, ovvero in quei posti dove si produce burocrazia, perché la stessa è funzionale a produrre le tangenti. Ecco che, senza mai aver voluto tagliare i costi dei meandri statali, una nuova manovra finanziaria sarà ora inevitabile e con essa, sarà anche inevitabile il fallimento dello Stato

logtwitt@FabrizioDalCol

Annunci